Realizzare una tavola a fumetti #2 – Le matite –

realizzare tavola a fumetti

Questo è il secondo di una breve serie di articoli in cui impariamo a realizzare una tavola a fumetti. Seguiremo tutti i passaggi, dalla prima impostazione dello storyboard alla gabbia, dalle matite all’inchiostrazione e quindi al colore.

Qui il primo articolo!

L’attenzione di questo ciclo di articoli sarà centrata sull’aspetto narrativo delle immagini e su come le immagini raccontano quando sono messe in sequenza.

In questa seconda puntata ci concentriamo su un passaggio tecnico che è direttamente successivo a quello “dell’impostazione” della tavola a fumetti; la definizione delle matite.

Definire le matite è in realtà un passaggio più semplice nella pratica che nei concetti, perché consiste semplicemente nel riportare in bella la bozza fatta per definire la tavola in fase di storyboard.

realizzare una tavola a fumetti

In sostanza si può semplicemente partire ridisegnando la bozza, o lavorando sullo stesso foglio su cui si era cominciata la tavola. Si riprendono le forme di massima, definendo meglio gli spazi occupati e le proporzioni dei corpi, così come quanto spazio occupano gli uni rispetto agli altri nella vignetta.

Il punto di questa fase del lavoro è arrivare ad avere delle matite sufficientemente definite da potere essere inchiostrate. Questo è un fattore che varia da persona a persona, e per alcuni è sufficiente questo livello di definizione per passare all’inchiostrazione. Tuttavia molti hanno bisogno di arrivare ad un disegno completamente definito per sentirsi sicuri nel ripassare a china.

realizzare una tavola a fumetti

Ecco allora che sarà bene, soprattutto per chi è alle prime armi, andare a definire il volto de ragazzo, i pomodori in primo piano, le fattezze dell’uomo dietro al banco della frutta ecc.

Questo livello di definizione, permette di concentrarsi completamente sul segno, avendo già il disegno completo in tutte le sue parti a fare da base.

realizzare una tavola a fumetti

Chiaramente, trattandosi di disegno, la difficoltà non sta tanto in questi concetti, ma nella pratica. Tuttavia questi passaggi sono importanti, perché permettono di tenere progressivamente sotto controllo tutti gli elementi della composizione della tavola.

Nella prossima puntata della rubrica disegnare una tavola a fumetti parleremo appunto di inchiostrazione.

 

Se ti è piaciuto questo articolo ricordati che all’associazione Fantalica c’è il Laboratorio di fumetto Storie di carta, dove si realizzano fumetti, tavole, strisce, si parla di fumetti e graphic novel! Iscriviti!

Tre cose da sapere per fare un fumetto

Inauguriamo questa settimana una nuova rubrica; le tre cose da sapere per fare un fumetto. In questa rubrica affronteremo via via alcuni degli elementi che compongo il fare fumetti, cercando di dare ogni volta un punto, una branca dell’arte sequenziale, su cui focalizzare la nostra attenzione.

 

tre cose da sapere per fare un fumetto

Queste tre cose da sapere per fare un fumetto sono solo alcune. Ce ne sono molte, in realtà, ho quindi deciso di focalizzarmi su aspetti che vedessero il fumetto inquadrato come linguaggio. I punti che affronteremo saranno centrali negli aspetti che rendono uniche le narrazioni a fumetti e le distinguono da quelle della letteratura, del cinema eccetera.

  • Il ritmo
  • La coerenza
  • Il formato

 

tre cose da sapere per fare un fumetto

Il ritmo

Il ritmo è una delle componenti più importanti, se non la più importante del fumetto quando lo si affronta come linguaggio. Il ritmo consiste nella maniera in cui le vignette di diverse forme e contenuti, si avvicendano le une dopo le altre creando un andamento nella lettura.

In parole povere, quando ci soffermiamo a guardare una grande vignetta che occupa lo spazio di un intera pagina con un paesaggio, o quando sfogliamo in maniera sincopata pagine e pagine di vignette piccole o medie con una scena d’azione, questo è il ritmo. Il ritmo è un po’ come nella musica, ha tutto a che fare con quali vignette o sequenze di vignette si accostano. Il ritmo, controllarlo, richiede esperienza. Tuttavia è uno degli strumenti più importanti per raccontare una storia. Combinando ritmo e regia, si ottengono effetti emotivi, si rallenta o velocizza la lettura. L’attento posizionamento di una vignetta muta in una sequenza di dialogo può sottolineare delle sfumature importanti nella psicologia di un personaggio.

tre cose da sapere per fare un fumetto

Da un certo punto di vista si potrebbe addirittura dire che i fumetti sono il ritmo, nel senso che il fumetto nasce nel momento in cui si accostano più immagini, e la maniera in cui queste immagini vengono accostate genera un ritmo. (Qui un approfondimento interessante).

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La coerenza

La coerenza nei fumetti è una regola che è evidente in ogni storia stampata che potete prendere in mano. Coerenza significa, ad esempio, che un certo stile di disegno una volta battezzato deve essere mantenuto per tutte le vignette di tutta la storia.

Questo è l’elemento più evidente, tuttavia questo concetto va esteso a tutte le componenti del fumetto. Ad esempio per le didascalie bisogna scegliere a priori se vadano usate o meno. Perché è utile usarle in certi momenti in cui c’è bisogno di aggiungere una voce più interiore a un personaggio, ma se questa apparisse solo per due pagine in una storia di oltre quaranta sarebbe quantomeno strano. Potrebbe essere usato come stratagemma, chiaramente, per suscitare nel lettore una reazione più attenta a qualche elemento narrativo, ma tipicamente si rischia solamente di distrarlo, spezzando il flusso della lettura.

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Quindi disegni, testi, ma anche inquadrature. Setting. Dal punto di vista narrativo è importante che sia chiaro il tempo storico in cui si muovono i personaggi. Chiaramente quella della coerenza, più che una pratica, è una regola che necessita disciplina. Per fare un paragone col cinema, pensate come sarebbe se una scena fosse girata nei campi con una camere fissa e nei controcampi con la camera a mano? I campi avrebbero inquadrature ferme, i controcampi sarebbero mossi dalla mano dell’operatore, creando un effetto disarmonico, fastidioso, e rendendo il film inguardabile.

Nei fumetti si adottano vari modi rispondere più facilmente alla necessità della coerenza. Nel fumetto d’autore contemporaneo, ad esempio si usa spesso una tecnica particolare di disegno, come l’acquerello, la tempera, particolari pennelli di Photoshop. Mentre spesso per le inquadrature fa gioco il fatto che si tratti sempre dello stesso autore a fare tutto il fumetto, quindi ad avere in mano il controllo di ogni pezzo del libro. Questo spesso porta ad una forma di coerenza intuitiva.

tre cose da sapere per fare un fumetto

Il formato

L’ultimo delle tre è il formato dei fumetti. Il formato significa diverse cose. Tutto dipende da come verrà venduto il fumetto, cioè in quale forma avverrà l’incontro tra il lettore e la storia.

Ogni paese ha i suoi, e ogni formato ha delle particolarità che dipendono dalla tipologia delle storie, da chi è il lettore tipo, e così via. Ad esempio i formati economici esistono dappertutto, e tutti hanno specifiche simili. A partire dal bianco e nero, le carta di bassa qualità e la periodicità delle uscite. Tutti questi fattori influenzano le scelte che l’autore dovrà fare per realizzare la sua storia. Per fare una distinzione classica:

tre cose da sapere per fare un fumetto
  • Formato italiano. Con questo formato si fa riferimento al formato tipico del fumetto bonelli, popolare: storie a tre strisce/ sei vignette regolari per pagina (questo è un esempio).
  • Formato francese. Tipicamente si usa per definire il classico cartonato francese; 48 pagine 4 strisce a colori.
  • Formato americano. Il formato americano è quello del comic book di supereroi, leggermente più verticale e piccolo di quello francese, ha 5 strisce, ma anche molta più libertà nella forma di vignette. Proprio su questo formato sono nate le splash page, vignette a tutta pagina.
  • Formato giapponese. Quello giapponese è un formato ancora più particolare. Quello dei manga infatti vede la compresenza di una grande quantità di pagine piccole, dense di vignette. I giapponesi usano spesso andare al vivo con le vignette, cioè disegnare vignette che arrivano fino al margine del foglio, sfruttando tutto lo spazio possibile.

Per questa prima puntata delle Tre cose da sapere per fare un fumetto è tutto! Abbiamo detto molto, forse pure troppo, ti aspettiamo alla prossima puntata!

E ricordati: se sei a Padova e ti piacciono i fumetti potrebbe interessarti il laboratorio artistico di fumetto dell’associazione Fantalica! A presto!

tre cose da sapere per fare un fumetto

Realizzare una tavola a fumetti #1 – La bozza –

Questo è il primo di una breve serie di articoli in cui impariamo a realizzare una tavola a fumetti. Seguiremo tutti i passaggi, dalla prima impostazione dello storyboard alla gabbia, dalle matite all’inchiostrazione e quindi al colore.

realizzare tavola a fumetti

L’attenzione di questo ciclo di articoli sarà centrata sull’aspetto narrativo delle immagini e su come le immagini raccontano quando sono messe in sequenza in una tavola a fumetti.

In questo primo passaggio impostiamo la gabbia di una tavola, immaginandoci che sia la prima tavola di una breve storia.

Supponiamo di avere già chiara la storia che vogliamo raccontare. Nella nostra tavola vediamo un ragazzo che va al mercato a comprare della frutta. Può sembrare facile, ma in realtà sono proprio le scene e le azioni più comuni a costituire le più grandi difficoltà anche per gli autori professionisti.

Useremo una gabbia classica del fumetto italiano, con tre strisce da due vignette l’una. Questa gabbia è il formato classico, base, del fumetto. Negli anni ‘80 è stato scelto come formato prediletto dal gruppo Valvoline, che vedeva tra i suoi autori gli oggi celebri Lorenzo Mattotti e Igort.

 

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Useremo questa gabbia in maniera abbastanza tradizionale, quindi le tre strisce sono alte uguali. Le vignette possono venire divise, invece a seconda delle nostre preferenze. Il criterio sarà in primis la leggibilità, la chiarezza. In secondo piano bisogna tener presente che le vignette più grandi colpiscono per prime e più fortemente l’occhio del lettore. Quindi, una maniera di sottolineare un momento particolarmente importante sarebbe proprio inserirlo in una vignetta particolarmente grande. Nell’economia di una tavola tuttavia, soprattutto la prima della storia, bisognerà mettere le basi della narrazione e dei contenuti della storia. Quindi, si potrebbe partire con una vignetta che chiarisca al lettore il luogo in cui si svolge la scena, una vignetta doppia che occupa un intera striscia. Questo tipo di vignetta si chiama “establishing shot”, termine rubato alle sceneggiature del cinema per intendere una prima inquadratura che inquadra il paesaggio o lo sfondo della scena.

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Alla seconda vignetta potremmo inserire la presentazione del personaggio. Sarà sufficiente una vignetta grande poco meno di metà della striscia, leggermente verticale, per ospitare un primo piano.

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Ne deriverà una vignetta 3 leggermente orizzontale, che ci aiuterà a mettere in azione il personaggio, ad esempio facendolo vedere in azione nel luogo che abbiamo presentato nella prima vignetta, il mercato. Quindi potremmo farlo vedere nell atto di scegliere dei frutti dal banco.

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In questa maniera abbiamo una piccola sequenza già chiara anche rispetto agli intenti narrativi della tavola. Ci restano due vignette.

Per evitare di dare eccessiva rigidità alla tavola cerchiamo di evitare di mettere in corrispondenza gli spazi bianchi tra le vignette di due strisce adiacenti.

Di conseguenza avremo una vignetta 4 leggermente orizzontale come la 3. Questa può essere utile per fissare un dettaglio della scena, ad esempio cosa ha comprato di preciso il Nostro. Inquadriamo quindi il sacchetto pieno di frutta esotica, comprata fuori stagione. Attraverso questi dettagli è possibile raccontare molto di un personaggio, affidando alle immagini e quindi all’azione invece che alle didascalie.

realizzare tavola a fumetti

In ultima, la quinta vignetta chiude la tavola e la scena mostrandoci il personaggio di spalle che se ne va tra la folla, uscendo di scena. Il formato leggermente verticale di questa vignetta ci aiuta ad ospitare una figura intera.

realizzare tavola a fumetti

Naturalmente ci sono centinaia di modi di raccontare una stessa azione, questo è solo uno dei possibili esempi, tutto cambia a seconda delle volontà dell’autore. Ad esempio avremmo potuto evitare l’establishing shot, dare per scontata l’ambientazione e usare le due vignette in più per raccontare altri dettagli del nostro personaggio, o magari fargli incontrare qualcuno, o parlare con il commesso. Tutto dipende infatti dalle scelte che si fanno per raccontare una storia, e le nostre scelte derivano dalla maniera in cui vediamo le cose.

Ti aspettiamo per il prossimo articolo sulla realizzazione di una tavola a fumetti, in cui parleremo del disegno a matita!

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