La Graphic Novel o Romanzo Grafico, terza parte

terza parte

La nascita del genere in Italia

Per quanto riguarda l’Italia, fin dal 1946, l’Editore Ventura pubblica delle raccolti di albi a fumetti in forma di volumi sulle cui copertine figura la menzione “romanzo completo” e, più in basso, la precisazione “interamente illustrato a quadretti”. A Ventura si deve inoltre il conio dell’inedita espressione “Picture Novel” sulla copertina della rivista a fumetti bilingue italiano-inglese “Per voi! For you!”, quattro anni prima che negli Stati Uniti vi ricorresse la St. John Publications sulla copertina di It Rhymes with Lust, considerato come il precursore del romanzo grafico.

Tra i numerosi studiosi delle origini del genere, vi è il giornalista, saggista e sceneggiatore Luca Raffaelli, esperto di fumetti, il quale attribuisce la nascita del vero e proprio romanzo grafico all’Italia con La rivolta dei racchi (1966) di Guido Buzzelli e con Hugo Pratt. “Buzzelli è stato il primo autore in Italia ad osservare e rappresentare la realtà” e a realizzare i primi romanzi a fumetti italiani, ma in realtà il genere era già apparso in Argentina nel decennio precedente con El Eternauta di Héctor Germàn Oesterheld. Le sue storie non hanno mai un lieto fine; sia per i toni che per i temi precorre la dirompente rivoluzione del fumetto.

Negli anni Sessanta le tematiche diventano infatti più complesse e i personaggi acquistano profondità psicologica. Le trame si ispessiscono di contenuti assai vicini alle problematiche esistenziali dell’individuo. Anche alcuni autori di letteratura si avvicinano al fumetto, come con il “Poema a fumetti” di Dino Buzzati del 1969, che viene considerata un’opera che anticipa di dieci anni il graphic novel di Eisner. La trasformazione culturale attrae anche l’attenzione di studiosi di fenomeni mass-mediologici. A concentrare il focus sull’evoluzione del fumetto contribuisce, in particolare, il Gruppo 63 di cui faceva parte il semiologo Umberto Eco. Quest’ultimo già con la pubblicazione di Opera aperta aveva introdotto il pubblico dei lettori nell’analisi dei fenomeni di massa secondo una concezione estetica nuova. Nel 1963 pubblica l’introduzione alla prima raccolta italiana delle strisce di Charles M. Schulz dove definisce Schulz “poeta” suscitando non poche polemiche. Scrive Eco nella prefazione: “Se ‘poesia’ vuol dire capacità di portare tenerezza, pietà, cattiveria a momenti di estrema trasparenza, come se vi passasse attraverso una luce e non si sapesse più di che pasta sian fatte le cose, allora Schulz è un poeta”. Il semiologo sancisce ulteriormente la nobilitazione letteraria del fumetto nel 1964 con Apocalittici e integrati.

Graphic NovelDi Umberto Eco è anche la definizione di Hugo Pratt come “narratore verbo-visivo”. L’autore nel 1967 aveva già pubblicato Una ballata del mare salato, opera prima della serie delle avventure di Corto Maltese, e uno dei primi romanzi grafici italiani. Parlando di sé l’artista ha affermato, durante una delle interviste con lo studioso francese Dominique Petitfaux: “Sono un autore di “letteratura disegnata”. I miei dialoghi non sono quelli tipici del fumetto, si potrebbero trovare anche in un romanzo (…) potrei essere un dialoghista, e quindi soprattutto uno scrittore che sostituisce le descrizioni, l’espressione dei volti, delle pose, dell’ambientazione, con dei disegni. Il mio disegno cerca di essere una scrittura. Disegno la mia scrittura e scrivo i miei disegni.” Questo contribuì a dare alle sue opere una più giusta considerazione, e di riflesso anche ad un certo tipo di fumetto.

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